domenica 30 agosto 2020


 

LOCKDOWN, FABIO VOLO E MARILYN MANSON



Che bello! Il B&B andava alla grande! Certo, tanto impegno… ma quante soddisfazioni!

E’ strano, il B&B era entrato nella nostra vita ridefinendone i confini. In pratica, la nostra vita lavorativa si era sposata con quella privata. La passione e l’entusiasmo per il nostro progetto ci stava dando tanto… ma allo stesso tempo togliendo molto. Un po’ come quando sei innamorato della ragazza sbagliata… certe cose proprio non riesci a vederle. Vuoi essere felice con lei ad ogni costo… 

Il destino, comunque, avrebbe fatto in modo che io e Dana, con la ragazza sbagliata, proprio non avremmo avuto a che fare per molto. Era marzo; il covid da semplice “e’ poco piu’ di un’influenza” e’ passato in modalita' pandemia mondiale “ moriremo tutti”. In circa quindici giorni, tutte le prenotazioni del B&B furono cancellate. Anche nella mia amata stuttura alberghiera, con cui collaboravo come consulente, suono’ purtroppo la stessa musica. Mi viene in mente la scena dei musicisti del "Titanic" mentre affonda…

Poi il lockdown. Semplicemente surreale. Da un giorno all’altro non puoi piu’ uscire di casa. Fine della storia. Da Titanic siamo passata a "The walking dead".

Le giornate passavano veloci, dannatamente veloci. Un po' come quando inizi a mangiare gli orsetti di gelatina: non importa quanto grande sia il pacchetto che hai comprato... sara' finito sempre troppo in fretta. Il paragone sembra uscito da uno spot, ma rende l'idea. Parla di dolcezza, tempo e felicita'. E' esattamente quello che stavo vivendo. Dana e i miei bimbi. Li stavo vivendo, mangiando, respirando, toccando per davvero. Mi e’ piaciuto. Piaciuto a tal punto da farmi riflettere su cosa e per chi valesse la pena di lottare. Tra un caffe, una partita alla Wii, svariati tentativi di reprimere ansie da disoccupazioe e roba tipo “che cazzo di fine faremo", "e’ tutta colpa del 5G, anzi no", "sono stati i cinesi, anzi no", "e’ sfiga, anzi no, ...o forse si” mi sono chiesto se ci potessero essere ancora ambizioni  cosi’ grandi da permettermi di rinumciare a cio che stavo  riscoprendo con il lockdown: il mio tempo con loro.

Il tempo aveva assunto ritmi tutti suoi. Mangiare per fame, giocare per voglia, riparare e manutenere casa semplicemente per hobby.

Il nostro umore da genitori quarantenni aveva praticamente comprato un abbonomento "salta la fila" per le montagne russe. Eravamo senza entrate economiche, senza ammortizzatori sociali e le notizie dai media proprio non aiutavano a vedere luce alla fine del tunnel. Ricordo discorsi con Dana: pieni di positività e speranza alla mattina, scricchiolare contro discorsi a occhi aperti durante la notte, guardando un soffitto buio argomentando situazioni ancora piu cupe. Comunque, come spesso capita, l'adrenalina provocata dall'up&down delle montagne russe ti smuove dentro; e, come un primordiale Adamo in uno strano paradiso terrestre, cercai e trovai la mia Eva. Le notti alla scoperta del peccato fecero capolino tra poesie e film con il bollino rosso su Rete4 dopo le 23 per capirci J…e furono molte ed intense... Era come un fuggire dalla realta' verso una non-meta. In quei momenti fuggire era la meta.

Per sentirmi una persona con un minimo di intelletto, anzi, per atteggiarmi con  gli amici che stavo leggendo qualcosa di diverso dall’etichetta dell bagno schiuma, avevo messo sul comodino un libro di Fabio Volo rubato a Dana. Fondamentalmente leggevo Fabio quando Dana mi faceva capire che non avrei avuto speranze di avere… di meglio. E ogni volta Fabio, nel libro, faceva sesso. Cioe’: io no, e lui si. Faceva sesso continuamente o si ricordava di averlo fatto. In questo lockdown ho imparato tante cose e una verita' inalienabile rimane il fatto che non importa quanto il sesso possa essere migliorato con tua moglie…Non si puo’ competere con Fabio Volo.

Dopo le prime settimane, tutta la casa era manutenuta e pulita e avevo finito di candidarmi per qualsiasi lavoro immaginabile, negli ambiti della legalita’ perlomeno. I bimbi erano diventati dei piccoli Bill Gates con le video lezioni di scuola, mentre io e Dana avevamo riscoperto lo stress da compiti di scuola pomeridiani: un incrocio tra “amore di papa’ ti aiuto io con i compiti” e “v@ff#%*ulo non capisciuncaxxo; hai il DNA di qualcun’alto!”. Montessori e Marilyn Manson a momenti alternati insomma.

Poi la resilienza ebbe il sopravvento. Iniziammo a porci degli obiettivi totalmente folli vista la situazione. Il concetto era e sara' sempre lo stesso: se devi puntare, punta verso il cielo.. In un mondo dove la notizia dei TG piu’ positiva era il fatto che il campionato di serie A si sarebbe fermato (almeno la Roma avrebbe smesso di perdere match in continuazione), Dana ed io cercvamo case da comprare, albe da vedere, terra con cui sporcarci.

Senza lavoro per entrambi, in piena pandemia, noi progettavamo un nuovo inizio. Non so se e’ stata follia, visione del futuro o indice di malattia mentale, ma alla fine del lockdown saremmo stati pronti a rimetterci in gioco reinventandoci, e con un nuovo obiettivo: Iniziare da noi. Un "noi" fatto di tante nuove consapevolezze e vecchie certezze. Mi viene in mente "il cerchio della fiducia" del film "Ti presento i miei". Ne avevo uno, ma le circostanze mi hanno portato a crearne uno nuovo, molto piu' piccolo e robusto. All'interno, oltre alla famiglia, ho fatto spazio solo per pochissimi amici... e per Sfigatto ovviamente :)

Bob Marley disse una cosa meravigliosa: "i veri amici sono come le stelle; puoi riconoscerli solo quando e' buio intorno a te"

Bob forse ha avuto la mia stessa fortuna.

Alessandro, il mio migliore amico da sempre, quel tipo di amico presente in quasi tutti i ricordi della tua vita, rese possibile l'impossibile. La mia resilienza aveva fame di lavoro, di un nuovo inizio, e Alessandro, impeganto nella logistica, uno dei pochissimi settori che il lockdown non aveva danneggiato, mi fece ottenere un colloquio di lavoro presso una delle piu' importanti realta' italiane del settore.  Ale mi mise ad un tavolo da gioco dove la posta era un lavoro come Driver.

Ricordo come affrontai quel colloquio. Mi giocai delle carte prese da un mazzo speciale. Una collezione di carte malconcie e vissute. Solo chi ne ha giocate un po' di partite al buio mi capira' fino in fondo... Non potevo vantare esperienze di alcun tipo nel settore, non conoscevo nessuno ed ero solo. Usai tutto quello che avevo imparato.  Problem solving, thing out of the box, less is more... sembravano lontani slogan per far colpo nel CV, e invece mi fecero condurre la partita. 

Mi alzai da quel tavolo con un lavoro in tasca. 

Nonostante la pandemia ci avesse distrutto un sogno ormai realizzato, noi non avevamo arretrato di un centimetro. Non so se chiamarla fortuna, aiuto divino o bravura, ma in qualche maniera eravamo riusciti ad essere ancora in gioco. Sporchi, incazzati e pieni di voglia di ricominciare, in qualsiasi modo…



PS.:  Ho finito di leggere il libro e Fabio viene lasciato dalla tipa…

Cavolo! Mi e’ dispiaciuto (neanche tanto pero’)! Speriamo di poter recuperare almeno un po! J 

lunedì 24 agosto 2020

“BENVENUTI A TUTTI QUELLI COME ME”


Dunque, dove eravamo rimasti?

Ad un anno fa piu’ o meno...

Ero in Olanda, impegnato nella mia carriera e nella ricerca di un rientro in Italia.

Il “pezzo” che segue e’ stato scritto qualche mese fa… Avrebbe dovuto essere l’ultimo del blog! Pensavo di aver trovato un fantastico “…e vissero felici e contenti” e invece, proprio mentre stavo per organizzare i ringraziamenti e i “titoli di coda” cominciavano gioiosi  a rincorrersi …La pandemia di Covid 19…ha deciso che il giro sulle montagne russe non era ancora terminato…Anzi...




“BENVENUTI A TUTTI QUELLI COME ME”

"Ciao nonna, ci vediamo a giugno! Mi raccomando: stai attentata, mangia sano e non troppo!"
 Quelle furono le ultime parole che le dissi.
Scesi le scale e andai via, sentii il suo sguardo avvolgermi le spalle... come se avesse saputo...
Da li a poco se ne sarebbe andata. Lo avrebbe fatto all’improvviso, in punta di piedi.
L’elaborazione del lutto e' del tutto personale. Inspiegabile, ingestibile. Nasce e muore in un pensiero, grande abbastanza da spezzare catene di congetture e fottutissime logicita’. Mi sento come quando ero piccolo, vestito con i pantaloni corti, i calzini bianchi e le scarpe ortopetiche, quelle nere con i buchini nella parte superiore. Non ero un bambino facile, non ero suo figlio, eppure lei era mia madre. Mi ha aiutato in tutti i modi in cui una persona puo’ aiutarne un’altra, e ora che non puo’ piu’ parlare, ho imparato ad ascoltarla, ma in un modo diverso.
Quante cose sono cambiate in questi anni. Quante lezioni ho imparato. Forse sono diventato un uomo o forse ancora no. Spero di averti reso comunque orgogliosa, nonna. Orgogliosa, non tanto per la strada che ho fatto, ma dei passi con cui l’ho percorsa. Ho gli stessi occhi di allora, ma oggi riesco a vedere colori che prima giocavano a nascondino.
Non ho fatto in tempo a dirti che la mia incosciente caparbieta’ mi avrebbe riportato indietro. Non ho fatto in tempo a dirti che la strategia per tornare in Italia aveva funzionato! La posizione manageriale tanto desiderata era tra le mie mani! Non ho fatto in tempo a portarti in dote il mio sogno realizzato. Avrei voluto consegnartelo tra quelle mani picoline, piene di vita vissuta e carezze da dare….
Invece il tempo e’ finito. L’ho perso. Ho vinto, ma ho perso.
Avevo realizzato il mio sogno. Ero il food&beverage supervisor in una delle piu’ importanti catene alberghiere del mondo presso una location fantastica: Como. Italia. La MIA Italia.
Finalmente potevo giocare alla pari. Potevo esprimermi nella mia lingua madre, potevo usare tutte le mie potenzilita’…potevo volare.
Mi sono trasferito a Como da solo, in attesa che la famiglia mi raggiungesse nel giro di qualche mese. Giusto il tempo di organizzare l’ennesimo cambio vita. Mi sono ritrovato a combattere contro due giganti: la solitudine e l'elaborazione del lutto. Ero solo, in una citta’ meravigliosa, ma ancora estranea. Stavo vivendo il mio sogno lavorativo, ma non potevo condividerlo veramente con le persone che amavo.
Finito di lavorare, tornare al B&B dove vivevo, mi faceva provare l’unica sensazione simile ad un tepore casalingo che proprio mi mancava. Cercavo di non pensarci, ma in cuor mio sapevo che mi stavo semplicemente prendendo in giro. Non ero a casa, in nessuna delle case che potevo considerare tali e il fatto di non poter vivere, toccare, guardare mia moglie e i miei figli, stava logorando un’anima gia’ ferita. Ricordo che mi addormentavo con la sciarpa rossa fatta dalla nonna sotto al cuscino. Riuscivo a sentire il suo odore. Non so spiegarlo, ma questo gesto mi faceva stare meglio. Cercavo di rimanere concentrato sul fatto che quella sarebbe stata solamente l’ennesima tappa di un disegno che si sarebbe dovuto completare a breve. Ero sollevato dal fatto che sarebbe stato molto piu’ semplice andare a trovare mio padre, sempre piu’ debole e provato da una guerra combattuta sapendo di non poterla vincere. Proprio dalla dignita’ di questa battaglia cercavo di prendere la forza per continuare ad essere il solito Daniele con le spalle grosse grosse…
Purtroppo pero’ quelle spalle si fecero piccole piccole quando arrivo’ la notizia che papa’ aveva issato bandiera bianca…. aveva smesso di combattere. Sentii il bisogno di urlargli in faccia che non poteva finire cosi’. Dovevo aiutarlo a combattere, a qualsiasi costo. Ed ecco che all’ennesimo bivio mi si paleso’ davanti…
Che fare? Fingere di non avere scelta, continuare la carriera manageriale lontano da tutto e tutti o fermarsi?
Ancora ricordo gli attacchi di panico, gli incubi…i rimorsi…
Poi arrivo’ il momento della verita’. Mi guardai allo specchio. Per davvero. Quello che vidi non mi piacque. 
Il lavoro, questa fissazione di dimostrare e dimostrarmi di essere in grado di realizzare gli obbiettivi prefissati, mi avevano portato ad essere l’immagine che gli altri avrebbero voluto vedere  e non quella che in realta’ ero veramente. La mia famiglia era divisa tra Leiden in Olanda e Roma in Italia. Io ero a Como, un posto dove in quel momento non aveva piu’ senso essere.
Mi sono licenziato.

Ho praticamente distrutto tutto quello che credevo essere la mia “ragione di vita” con una firma…Ancora una volta… 
Sono tornato ad essere solo un figlio, un marito ed un padre.
Ho passato del tempo con i miei genitori. Ho imparato una lezione d'amore da mia madre, nei confronti di mio padre, che va al di la di ogni tentativo di spiegazione. Certe cose vanno oltre l'amore, talmete oltre che talvolta e per taluni, non si riescono neanche a capire realmente fino in fondo...Mia madre: un guerriero gigante di 1,5m.
Non so esattamente come possa aver fatto o cosa possa aver detto, ma mio padre si “rimise in piedi” dando un senso a tutto. Anche la scienza si dovette errendere a quel recupero impossibile da spiegare…
Ormai appagato da tale miracolo, mi cominciai a chiedere come fare a ricominciare e soprattutto da dove…
Poi successe l’impensabile.
L’unico “porto sicuro” del periodo a Como, la camera “Fuoco” del B&B dove le mie inquietudini ed io passavamo le nostre notti perloppiu’ insonni, mi venne a cercare.
 I proprietari della struttura, mi proposero di gestire al loro posto l'intero B&B!

All’improvviso, si palesava  la possibilita’ di realizzare quel sogno che da sempre cullavo insieme a Dana e che troppo facilmente avevo lasciato nel cassetto. Non fu difficile convincere mia moglie ad aprire quel famoso cassetto impolverato e, in un battibaleno, ci trovammo ad orgnizzare un altro trasloco internazionale con un van pieno di vecchi scatoloni e nuove speranze!
Quel tempo che tanto mi aveva tolto, ora mi stava regalando una possibilita’ enorme.

 Il 12 agosto 2019 il nostro sogno prese forma.
Fu il nuovo inizio. Un piccolo passo verso un futuro pieno di nuovi cassetti da aprire…


In un anno abbiamo realizzato quello che non avevamo neanche il coraggio di sognare.
Siamo tornati a “casa” inseguendo una carriera che pensavo fosse l’unica che potevo desiderare. Ho compiuto delle scelte personali importanti che ho pagato perdendo molti dei miei punti di riferimento. Mi sono scoperto vunnerabile. Ho lasciato che il dolore mi vincesse. Ho deciso di cambiare priorita’. Ho deciso di ascoltare il cuore. Ho distrutto tutto e ho ricominciato. Ancora.
Dana, Iulia e Alex mi hanno supportato lasciandomi osare, sperare, sbagliare, capire. Questo e’ il regalo che solo pochi possono avere il privilegio di ricevere.

Ora mi sento appagato, felice, vivo. 
 L’idea di poter esprimere il NOSTRO concetto di ospitalita’, ci rende finalmente liberi.

Tuttavia, la sera, prima di andare a letto, quando i pensieri piu' puri trovano la via, sento ancora il bisogno della sciarpa rossa. Mi porta indietro nel tempo, a casa sua. Mi riesco a nascondere dietro un angolo del corridoio per spiare quel bambino in calzoncini corti e scarpe ortopediche. Lo vedo giocare felice, forte e con tanti cassetti da riempire…


“Ricominciare da meno di zero e finalmente sollevare il velo e raccontarmi veramente, non l’immagine vincente che la gente prova a vendersi di se…lo spettacolo riprende benvenuti a tutti quelli come me”
J-AX& bianca Atzei

mercoledì 29 gennaio 2020

"FELICI A META'"

"FELICI A META'"



Eccomi di nuovo qui, con questa tela bianca che mi fissa. E’ passato un anno dall’ultima volta che ho provato questa sensazione. Spesso il quadro che ho dentro non e’ facile da dipingere…spesso non so cosa sara’ e con quali colori si lascera’ raccontare…
Un anno fa avevo lasciato Daniele in Olanda, fiero per la promozione a shift leader e determinatissimo a diventare manager…
In un anno sono successe talmente tante cose che faccio fatica a raccontarle in un unico capitolo…
Ripensare a quello che ero un anno fa mi fa riflettere.
Certe cose le capisci solo quando sei in grado di guardarti da un altro punto di vista. Il tempo mi ha dato questo privilegio ed ecco che il quadro inizia prendere vita. Quel Daniele oggi non esiste piu’ e guardandolo finalmente lo riesco a capire. In quel periodo ero talmente focalizzato nella mia carriera, da non vedere quello che oggi e’ invece cosi’ chiaro. Ho lasciato che il tempo mi portasse via i giochi con i bimbi, le passeggiate mano nella mano con l’anima gemella, i natali a “casa”, i caffe’ con la nonna parlando dei tempi in bianco e nero assaporandone  i colori…
Ancora ricordo quando tutto questo fini’.
Era una sera come tante in Olanda. Il buio mi guardava dalla finestra e io mi facevo osservare senza timore reverenziale. Il giochino si interruppe strattonato dallo squillare del telefono. Era la mia mamma, che questa volta insieme alle solite carezze italiane, mi porto’ in dote un bel pugno nello stomaco. Era un bel po’che mio padre non era in forma, ma quella sera ebbi la certezza che non sarebbe mai guarito. Sapere che presto non avrebbe piu’ potuto essere li ad aprirmi la porta di “casa” al mio ritorno mi fece vacillare. Il buio degli inverni olandesi a cui spavaldo resistevo, all’improvviso mi prese e qualcosa si ruppe dentro me.
Cosa stavo facendo? Che Prezzo stavo pagando per il  mio arrivismo? Ero lontano dai dai miei affetti, dalla mia terra, dai miei amici per inseguire un futuro migliore, ma a che prezzo?
Ero veramente felice? Mia moglie era felice? E i miei figli? Stavamo inseguendo un ipotetico futuro migliore ma come stava andando il presente?
Parlai con loro come mai prima di allora. Ascoltai con sensi da tempo assopiti e finalmente tutto fu chiaro.
Eravamo sufficientemente integrati, con due lavori sicuri e una bella casa, eppure qualcosa proprio non andava e, probabilmente, non sarebbe mai cambiata. Non avremmo mai smesso di sentirci ospiti, seppur graditi in una terra non nostra.. Non avremmo mai smesso di vivere un “loro” e un “noi”. Non sarebbe mai passato quel nodo in gola che ti prende all’improvviso nel guardare il tricolore, l’azzurro della nazionale, il basilico , la burrata nel menu al ristorante… Non si sarebbe mai assopita quella sensazione di colpa guardando gli altri nonni giocare con i propri nipoti al parco, non sarebbe mai scomparsa quella frustrazione nel non sentirsi mai completamente accettati. Non ci sarebbero mai piaciute alcune abitudini e non avremmo mai sposato alcuni punti di vista. Non dico che ci sia un buono e un cattivo, un bene o un male, il giusto e lo sbagliato. Dico piuttosto che quando la diversita’ smette di essere un valore e comincia ad essere percepita come un limite, sia giusto cercare altre opportunita’ proprio figlie di questo nuovo stato d’animo.
In sostanza, avevamo finalmente ammesso che eravamo felici, ma a meta’…
Tutto questo, insieme alla consapevolezza di non poter fermare il tempo che stava portandosi via mio padre in un tragico gioco della fune, mi fece capire. Mi ricordai di quella sera di tanti anni prima, di quando ero sul divano insieme a lui, guardavamo la TV e all’improvviso mi sentii  strigere la mano forte forte. Puo’ sembrare poca roba, ma per me non lo fu.
Non potevo permettermi di smettere di essere figlio. Sentivo il bisogno di avvicinarmi il piu’ possibile a “casa”. Volevo fargli sentire che stavo facendo qualcosa per prendergliela io la mano questa volta…
Smisi di ignorare quella malinconia che solo gli “EXPAT” possono dire di conoscere… Cominciai a mettere in discussione le nostre scelte, le priorita’…insomma, cominciai a smettere di ragionare con la testa e proprio per questo mia moglie ritrovo’ suo marito, i miei figli il padre e io….me stesso.
Non ci saremmo piu’ accontentati di essere felici a meta’. Ci rimboccammo nuovamente le maniche e mettemmo giu’ un piano per andarci a prendere l’altra meta’ della felicita’.
Ora finalmente sapevamo cio’ che volevamo. Bisognava semplicemente portare la nostra vita olandese, piena di sfide e certezze, in Italia.
Non giudico e non voglio essere giudicato. Penso solamente che il bello di qualsiasi percorso di crescita sia nell’evoluzione. Penso anche che ognuno abbia un concetto di evoluzione diversa, figlia della propria sensibilita’ e dei propri demoni.
Non sempre la naturale via dell’evoluzione si palesa davanti a noi. Ho capito sulla mia pelle che delle volte per poter andare avanti, bisogna poter essere in grado di voltarsi indietro.
Non sempre chi vince e’ un vincente, quelli bravi direbbero che non sempre un vincente e’ un uomo di valore. Io dico che delle volte per vincere bisogna saper perdere.
Una volta spogliati delle nostre razionalita’ e ammesse le nostre debolezze, ci fu facile stabilire le nuove priorita’. Sapevamo che, una volta ritornati in Italia, quello da cui eravamo scappati lo avremmo trovato ancora li ad attenderci, ma quello che questa volta avrebbe fatto al differenza saremmo stati i nuovi noi.
Le persone che siamo diventate sono lontani parenti di quei due ragazzi un po’ viziati che anni fa andarono via…
Abbiamo preso consapevolezza nel nostro valore, abbiamo dato un’altra connotazione alla parola “volere”: L’abbiamo trasformata in “ottenere”. Abbiamo imparato moltissimo da tutti i punti di vista.
Ora la sfida sara’ quella di prendersi tutto. Realizzare la nostra vita professionale in un posto che la nostra anima possa chiamare “casa”. Crescere i nostri bambini donandogli la possibilita’ di essere vissuti anche dai nonni al caldo di tepori sacrosanti. La sfida sara’ di essere cosi’ bravi da assicurargli una preparazione tale da potergli permettere di scegliere nuove vie se e quando sara’ il momento.
Contro tutto e tutti. Sempre noi, pronti ad andarci a prendere tutte le meta’ necessarie per essere pienamente felici!

Gia’ mi sembra di sentire i “te lo avevo detto” e i “ma hai pensato al futuro dei tuoi figli?”…Sinceramente rifarei altre 100 volte la stessa scelta che feci quattro anni fa perche’ in quel momento sentivo che fosse la scelta migliore. Spero di poter dire la stessa cosa tra qualche anno in merito alla decisione di ritornare in Italia che abbiamo maturato. Quello di cui sono sicuro e’ che tutta questa storia mi ha reso un combattente e che, finche’ ne avro’ la forza, non mi pieghero’ al compromesso. Siamo nati per vivere a pieno i nostri sentimenti, uno tra tutti la felicita’ e, Dio mi aiuti, questo faro’. Cerchero’ per me stesso e per la mia famiglia la combinazione magica , la fine dell’arcobaleno, il tesoro dei pirati, la “X ‘sulla mappa….Sono un sognatore? Un visionario? Un organo prevalentemente sferico atto a contenere simpatici spermatozoi? (cioe’ un coglione)? Vedremo…intanto la rotta e’ tracciata nuovamente…il quadro e’ stato dipinto….i colori sono il verde, il bianco e il rosso.
E non sono mai stati cosi’ belli.

giovedì 3 gennaio 2019

SCHIENA DRITTA, SGUARDO FIERO E CUORE IN MANO

"SCHIENA DRITTA, SGUARDO FIERO E CUORE IN MANO"

A tutti coloro che pensano di aver fatto la scelta sbagliata. A tutti coloro che pensano di essere sbagliati. A tutti coloro che hanno la propria dignità a pezzi. A tutti coloro che hanno bisogno di una pacca sulla spalla...
Questa è la mia storia. Quella vera. Quello che scrivo è quello che mi sta succedendo veramente. Non faccio parte di quelle frasi ad effetto trovate su Facebook.  



Shift Leader:  Colui che conduce una squadra al raggiungimento di determinati obiettivi. Nel fare ciò combina l’abilità a comprendere quali siano gli obiettivi raggiungibili con la capacità di motivare gli altri.



Tutto ebbe inizio a Roma nel Giugno del 2015. Era un giorno come tutti gli altri. Sveglia al mattino presto,  colazione, una sistemata ai bimbi. Di corsa a scuola. Traffico. Traffico.Tanto traffico ovunque.
Poi finalmente in ufficio.  Un ufficio bellissimo.
Ad un certo punto, l’invito del “capo” per un meeting. Fu il momento di parlare della mia valutazione lavorativa. Non fu positiva quanto io, a mio avviso, meritassi. Questo momento diventò lo spartiacque tra quello che ero e quello che sarei diventato.
Non ero e non sono tuttora d’accordo con quella valutazione, ma non è questo il punto. Non lo è più.
Nella mia vita, fino a qualche tempo fa, ho sempre fatto ciò che fosse stato giusto fare. Ho deciso di sacrificare la mia speciale attitudine scegliendo di perseguire  una via maledettamente pratica. Ho affrontato studi tecnici ed ho ottenuto un lavoro meraviglioso ma, maledettamente tecnico. Questa scelta, per un bel periodo di tempo ha pagato. Denaro, posto fisso e un futuro più o meno sicuro. Tutto come in un personale Truman show. Non è detto che però ciò che ti paghi...ti appaghi...
La felicità è qualcosa che riguarda ciò che sei e non ciò che sia giusto essere... Per capirlo a me è servita una “scossa”
Quella mattina di giugno la “scossa” mi fulminò in pieno. Subito dopo aver subito quella valutazione, cominciai ad organizzarmi mentalmente per contrattaccare. Avrei avuto bisogno di tutta la mia energia mentale per far cambiare quel parere. Sarei stato disposto a lavorare notte e giorno e a sacrificare tutto il mio tempo per questo. Ma tutto questo sforzo sarebbe stato profuso perché lo desideravo veramente o per compiacere la considerazione di altri?
Da quella domanda, anzi, da quella risposta iniziò il mio nuovo me.
“’Fanculo” a cosa gli altri pensassero o si aspettassero da me. “’Fanculo” a cosa fosse la cosa giusta da fare. Decisi che da quel momento in poi, ogni singolo sacrificio, ogni singolo sforzo, sarebbe stato volto alla conquista di qualcosa in cui veramente credevo. Decisi che avrei ricostruito la mia carriera lavorativa basandomi su ciò che mi avesse reso veramente felice. Decisi che avrei cercato un lavoro in cui avessi potuto valorizzare la parte più vera di me stesso...quella umana.
In quattro mesi lasciai il mio lavoro, la mia casa e la mia nazione per iniziare una vita diversa. Ero intenzionato a dimostrare a me stesso che,  lavorando in un contesto dove  avessi potuto esprimere le mie passioni, avrei potuto eccellere. A prescindere da ogni possibile dinamica di valutazione. A prescindere da ogni ragionevole dubbio. A prescindere da qualsiasi  malinteso.
Inizio’ quindi un periodo della mia vita incredibilmente difficile e sfidante.
Ho imparato cosa significhi sentirsi emarginato e prevaricato. Ho imparato cosa voglia dire essere lontano da tutto e tutti. Ho scoperto i miei demoni, li ho talvolta accettati, talvolta combattuti e spesso vinti. Ho imparato ad amare in una maniera diversa. Ho imparato a gestire crisi emotive, a incassare colpi e soprattutto a reagire. Ho imparato a controllare il mio istinto, a mettere tutto in discussione. Sempre. Ho dato un nuovo valore a ciò che avevo dimenticato avesse valore veramente. In tutto questo percorso personale, mi sono conquistato la fortuna di essere preso in considerazione da persone che hanno creduto in me.
Sono sicuro che mi stanno leggendo e non smetterò mai di ringraziarle...
Fin da subito ho capito che sarebbe stata la prova del fuoco. Ero in un contesto dove le mie caratteristiche potevano fare la differenza. Finalmente amavo ciò che facevo.
Ho iniziato praticamente da zero. Non sapevo nulla di ristorazione, nulla di olandese e pochissimo d'inglese
Mi sono posto degli obbiettivi a breve termine che ho pian piano raggiunto. Ho migliorato il mio inglese, investendo ogni mio momento libero nello studio. Ho imparato dai miei colleghi più esperti tutto quello che potevo imparare in merito ad un contesto cosi nuovo per me.
Ho imparato poi ad unire competenza acquisita a velocità di esercizio. Ho poi imparato ad essere pragmatico, concreto nell'esigenza.. Dopo la necessaria gavetta ho inevitabilmente alzato l’asticella degli obbiettivi scegliendone alcuni a lungo termine. Il primo , è stato quello di diventare un manager. Ho dovuto nuovamente combattere con frustrazioni e incertezze di ogni genere. Ho trovato nella mia famiglia ogni sera un porto sicuro dove attraccare una nave talvolta provata da burrasche più o meno prevedibili.
Ho deciso di giocare pulito sempre e comunque. Ho avuto la possibilità di mettermi in evidenza “affossando” qualche mio collega, ma non lo ho fatto. Ho deciso che avrei raggiunto il mio obbiettivo con la schiena dritta, lo sguardo fiero e il cuore in mano.
Ebbene, finalmente,  sono riuscito ad avere un riconoscimento concreto. Un piccolo, ma importantissimo primo passo verso il mio reale obbiettivo. Sono  ufficialmente uno shift leader di una delle più prestigiose catene di ospitalità al mondo. Mi sono ripreso la vita nel punto in cui l’avevo lasciata in quel caldo Giugno del 2015...
Ora, sul nametag della mia divisa, c’è scritto anche il mio cognome.
Per me questo vuol dire molto, forse anche più del titolo stesso.
Il mio cognome rappresenta ciò che sono. Il mio cognome mi rende fiero, mi fa sentire parte di qualcosa che solo io posso capire. Vederlo li, bene in mostra, mi sembra una specie di tributo ai sacrifici e al supporto che la mia famiglia ha profuso in tutta la mia vita.
E’ come averli accanto. Ed è meraviglioso.
C’è stata gente che mi ha detto che questo paese è razzista e che non avrei mai potuto emergere in quanto straniero.
C’è stata gente che mi ha detto che senza raccomandazioni non potevo farcela.
C’è stata gente che mi ha detto che senza leccare il culo alle persone giuste non potevo crescere.
C’è stata gente che mi ha detto che a 40 anni non potevo essere sufficientemente competitivo.
Forse quando qualcuno non pensa di essere in grado di fare qualcosa, dice a te che non sei in grado di farla...
Per quanto mi riguarda, sono stato anche io “la gente”. Anche io sono caduto in questa tentazione nel mio percorso...finché, poi, sono cambiato.
Cambiando vita ho deciso di scommettere tutto su me stesso. Ho costretto a scommettere su di me tutta la mia famiglia e questo ha fatto la differenza.
Questa responsabilità ha un peso enorme. Non è stato facile gestirla. Inizialmente mi ha quasi divorato. Poi, piano piano, sono riuscito a trarne forza. Credo che si riesca veramente a capire l’entità dei propri limiti quando, quei limiti, sei costretto ad affrontarli.
Ho smesso di cercare attenuanti. Mi sono posto un obbiettivo e mi sono imposto di raggiungerlo. Ho smesso di ascoltare le persone invidiose e negative. Studio, abnegazione e perseveranza  sono diventate le mie migliori armi. Empatia e cuore i miei migliori amici.
Non mi sento un eroe, non mi sento ancora realizzato e sono ancora alla ricerca della mia felicità, ma posso dare un consiglio a coloro che in questo momento stanno vivendo un periodo difficile come quello da cui io sono forse uscito.
Ragazzi, non dategliela vinta! Se davvero volete qualcosa, non fermatevi! Preparatevi, studiate quello che c’è da studiare e andatevi a prendere il vostro cazzo di sogno.

NON FATEVI DIRE DAGLI ALTRI COSA  POTETE O NON POTETE FARE!


“ Non permettere a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa, se hai un sogno, lo devi proteggere,se vuoi qualcosa vai e inseguila. Punto.”
Alla ricerca della felicità. Gabriele Muccino.


sabato 8 settembre 2018

"E' TUTTO UN EQUILIBRIO SOPRA LA FOLLIA"


"E' tutto  un equilibrio sopra la follia..."


Avete presente i film americani dove “lui”, dopo una corsa pazzesca, riesce a fermare “lei” in aeroporto, prima che parta per sempre? Tutto davanti a un milione di persone che li guardano piangendo e abbracciandosi? Questa roba è l’amore? O magari l’amore è quello che ti racconta una foto a bianco e nero in cui i tuoi nonni si tengono per mano? O magari è semplicemente dividersi le patatine al Mcdonalds?
Forse la risposta è diversa per ognuno di noi. Forse la risposta arriva addirittura prima della domanda...
Oggi mi è successa una cosa strana. Ho provato una sensazione molto forte e mi sono domandato il perché di tale stato d’animo.
 Ma facciamo un passo indietro.
Questa nostra vita olandese sta andando abbastanza bene. Con alti e bassi certamente, ma sempre perseguendo un paio di obbiettivi. Passare più tempo con i nostri bimbi e fare un lavoro che ci renda felici. Basta all’arrendersi alla mediocrità dei compromessi. Si può e si deve combattere per avere ciò che si vuole. Senza “se” e senza “ma”.
Per quanto mi riguarda, in due anni, partendo da meno di nulla, ho costruito un ottimo percorso. Ho ottenuto un contratto permanente in una delle più prestigiose realtà alberghiere del mondo facendo esattamente ciò che mi rende felice: far sentire bene gli altri.
Ora però è arrivato il momento di alzare l’asticella dei miei obbiettivi. Ho deciso che diventerò un manager. Non so dove, non so ancora quando e con chi, ma avverrà. Ovviamente è un traguardo difficile da raggiungere al momento. Sono in una nazione straniera, non parlo la lingua locale e non ho titoli di studi nel settore specifico. Sono tuttavia cosciente del mio talento, della mia caparbietà, della mia predisposizione nell’imparare e del fatto di lavorare in un ambiente che ha nella meritocrazia la sua anima. Mi piace pensare che stia giocando una partita a scacchi tra me e il mio tempo. Quel tempo che delle volte sembra non bastare.
Stavo attraversando un periodo di inquetudine, di nervosismo, dove quello che volevo (e voglio) sembrava e sembra ancora non afferrabile. Vicino, alla mia portata, ma non ancora nelle mie mani.
In questo contesto, è successa una cosa straordinaria alla mia anima gemella che mi ha portato via da tutto ciò.

Ma facciamo un altro piccolo passo indietro.
Dana lavorava in un ufficio di telemarketing. Un buon lavoro, ma non abbastanza “suo” per renderla felice. Il posto fisso e uno stipendio sicuro: due chimere italiane ancora maledettamente radicate in noi. Ma la felicità nel nome della quale abbiamo ricominciato la nostra vita dal nulla, non si deve nutrire di chimere, ma di sogni.
La follia può avere diverse prospettive. Chi e’ il pazzo? Colui che accetta di spendere la maggior parte della sua vita facendo ciò che non lo realizza seppur non rischiando, o colui che, rischiando, cerca di andarsi a prendere i propri sogni?

Dana, follemente, o ragionevolmente, ha terminato un contratto che sarebbe diventato permanente per poter aprire la sua attività web di vendita torte gluten free. Questo è quello che le piace fare. Questo è quello che ha deciso di fare. Questo è quello che farà. Logica e follia, due amanti perfettamente imperfetti.
Ha frequentato un corso specifico in Italia e ha conseguito un diploma di gluten free pastry chef. Ha personalmente creato il suo sito web (http://dandanaglutenfree.com), aperto la sua partita Iva e...ha iniziato il suo “dolce lavoro”!
La ricerca di partner commerciali a cui offrire delle opzioni gluten free l’ha portata quindi a presentare le proprie creazioni anche nel mio ambito lavorativo.
E qui è successo l’impensabile. Non hanno comprato i suoi prodotti...l’hanno direttamente assunta!
Ha chiesto e ottenuto un partime  per potersi comunque dedicare alla sua attività e ha iniziato un percorso che la porterà ovunque il destino abbia voglia di condurla.
La mia compagna, la mia migliore amica, la mia amante, la madre dei miei figli, combattendo come un samurai di altri tempi ha trovato la sua strada o ha fatto in modo che la strada trovasse lei.
La vedo felice, la vedo corteggiata da prospettive che la rendono meravigliosa.
Essere accanto a una persona che sta costruendo un nuovo sogno, ed essere felice per questo, felice a tal punto da poterlo vivere in prima persona...mi rende indefinibile.
 
Mi rende la metà di un’entità non spiegabile verbalmente. Tutte le mie incertezze, le mie frustrazioni per il posto da manager non ancora raggiunto, si sono placate, come assopite. Essere pienamente felici per lei...è come vivere un altro sogno che non sapevo di avere.
Questa forse è la mia risposta a cosa sia l’amore.
 Vivere “in lei” e non “per lei”


“Mai mai nessuna e' grande come te
che metti i tuoi sogni dentro ai miei
e riesci ad essere sempre come sei,
come sei” 

mercoledì 27 dicembre 2017

HABEMUS CASA...DI NUOVO



MERCOLEDI 27 DICEMBRE 2017





Ci risiamo...Lo sapevo...
Lo spiritello immobiliare di mia moglie non si è ancora assopito.
Me lo immagino come una figura mitologica, viso di Roberto Carlino e corpo fatto a libreria “Billy” di Ikea.
Ciclicamente, si impossessa delle capacità psico-motorie della mia donzella e ovvimente coinvolge anche me.
Non dico che sia un male, intendiamoci, dico semplicemente che è divertente nelle sue dinamiche.
La differenza tra una ragazza che ha voglia di sistemarsi e una donna intelligente che pensa alla cosa giusta da fare  sta tutta negli occhi di mia moglie.
Una splendida compagna d’avventura con cui condividere sogni, preoccupazioni, casini, passioni, figli, piatti da lavare e scatoloni da riempire. Di nuovo....
Parliamoci chiaro, la scelta di comprare casa in Olanda assume una connotazione diversa da quella che si potrebbe pensare.
In Italia, comprare casa significa “sistemarsi”, concretamente in una prospettiva “definitiva”. Questo perchè l’accessibilità ad una casa in affitto non è cosi complicata come in Olanda. Quindi, in Italia, si tende ad avere una scelta precisa. In linea di massima si opta per l’affitto in regime di instabilità sia lavorativa che affettiva, per poi comprare casa quando si decide di “sistemarsi” o si è nelle condizioni di poterlo fare.
In Olanda, per quanto riguarda la mia esperienza di “expat”, trovare una casa in affitto per una famiglia di 4 persone è stato incredibilmente difficile e coprarne una incredibilente facile.
Quindi, il senso di questo post è quello di dare una botta di ottimismo a tutti quelli che si trovano nelle condizioni in cui mi sono trovato qualche mese fa...
Diamo per scontato che affittare casa in Olanda sia un’impresa titanica.
Ci sono pochi immobili e molte richieste.
I “landlord” Olandesi, come da ovvia logica, tendono ad affittare a persone che possano presentare concrete garanzie di poter pagare la retta mensile. Di solito, si richiede un reddito dimostrabile di circa quattro volte superiore all’affitto in questione. Va da se che le difficoltà per vincere la concorrenza siano concrete.
L’intero mercato immobiliare è in mano ad agenzie. Di solito, per gli affitti, si organizza un “open house”. E’ un termine “cool” che in sostanza significa ammassare in circa due ore una quantità indefinita di potenziali inquilini per far visionare l’abitazione.
Immaginate la scena. Sembra di essere in un film di Fantozzi: avete presente la mitica scena della riunione di condominio? Spesso gli appartamenti sono in uno stato “appena vivibile”, il caos regna sovrano e purtroppo sovente, in bocca, ti rimane l’amaro delle aspettative disattese e nell’anima quella strana sensazione di speranza infranta..
Alla fine del tour (autoguidato) ci si ritrova a lasciare i propri dati, su di un foglio. Nomi e cognomi dietro i quali nessuno avrà mai la voglia di vedere veramente. Fredde referenze che saranno presentate al padrone di casa che le vaglierà e deciderà in base alle garanzie presentate (documenti da fornire all’agenzia appena possibile, se si è interessati)
E l’ottimismo dove cazzo è mi direte?
Sono io. La mia storia è piena di botte di culo e non vedo perchè non possa ripetersi.
Io una casa in affitto alla fine l’ho trovata. Ci abbiamo messo un paio di mesi, a dirla tutta, i miei amici Olandesi ci hanno aiutato un bel po’, ma alla fine...”chi la dura, la vince”. C’e sempre una via d'uscita. Delle volte è semplicemente più lontana.
Dopo circa un anno però ci siamo resi conto (nello specifico, mia moglie si è resa conto...) che l’accesso al credito per un mutuo qui in Olanda, in questo momento storico, è veramente alla portata di tutti, persino di noi comuni Italo-mortali senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Un bel giorno di Marzo, lei e il suo fan-tasmino di Ikea, sono andate in banca a chiedere informazioni per un mutuo. Dopo un’ora di colloquio con un bel (fin troppo direi...) ragazzone Olandese, è uscito fuori che, presentando un documento dove i nostri attuali datori di lavoro esprimevano la volontà di trasformare i nostri contratti da temporanei in permanenti, si poteva ottenere il 101% di mutuo per comprarsi una bella casetta Olandese...
Mi piace immaginare mia moglie all’uscita della banca con un sorriso tipo quello della mamma della famiglia del mulino bianco a colazione...
Come è andata a finire?
I documenti, i nostri datori di lavoro, ce li hanno fatti avere nel giro di una settimana.
Nel giro di 15 giorni avevamo l’ok della banca e persino il budget su cui poter contare.
E poi, la parte più divertente. La ricerca di casa!
Abbiamo concentrato le nostre ricerche fuori dalla grandi città, per ovvie ragioni di prezzo e, alla fine, la scintilla è scoccata in un paesino vicino Leiden, sul mare: Katwijk.
E’ stato subito amore. Appena visto questo appartamento, ci siamo innamorati. Un colpo di fumine.
Poi, noi di colpi di fulmine, ce ne intendiamo...
Quindi? Quindi ci simo ritrovati dal notaio con una simpatica interprete per sposare la nostra amata casetta Olandese, a pochi passi dal mare.
Ci sembrava un sogno. Forse lo è.
Abbiamo una casa. In Olanda. Tutta nostra!
Il bilancio dei nostri primi due anni di questa pazza avventura è pazzesco!
Io ho trovato un lavoro che mi appassiona e per cui intravedo prospettive concrete, mia moglie sta mettendo su la sua attività on line di vendita torte gluten&lactose free - Dandaná - Gluten free your cake, i bimbi si stanno integrando, il nostro inglese è diventto fluente e...abbiamo una picola casetta tutta nostra!
Le speranze, i sogni, le ambizioni, hanno bisogno, talvota, di avere un tetto sotto il quale potersi riparare. Non importa il dove e neanche il quando. Casa è un posto dove ti senti al sicuro, dove poter rimboccare le coperte ai tuoi bimbi prima di lasciarli sognare. Casa è dove il destino ti viene a cercare. Casa è semplicemente il luogo dove essere te stesso.
Abbiamo avuto costanza, forza e fortuna. Credo che siano le cose di cui sono fatti i sogni.